Bypass del Mark-of-the-Web: Mark-of-the-Web Bypass (T1553.005)

Il Mark-of-the-Web (MOTW) è un meccanismo di sicurezza Windows che marca i file scaricati da Internet tramite un Alternate Data Stream NTFS chiamato Zone.Identifier. Questa etichetta attiva protezioni come la Protected View in Microsoft Office e il controllo tramite Windows Defender SmartScreen per gli eseguibili non conosciuti, prevenendo l'esecuzione automatica di codice potenzialmente ostile.

Gli attaccanti aggirano queste protezioni sfruttando formati contenitore che non propagano il MOTW ai file interni. Archivi come .arj e .gzip e soprattutto immagini disco .iso, .vhd e .vhdx rappresentano il vettore preferito: quando l'utente monta o estrae il contenuto, i payload interni vengono trattati come file locali, senza attributi di zona, e possono eseguire codice o macro senza avvisi. Alcune varianti di malware modificano direttamente lo stream Zone.Identifier portandolo a zero per rimuovere la marcatura.

La tecnica ricade nella tattica TA0005 (Defense Evasion) ed è tipicamente collocata nella fase di Initial Access e Execution della kill chain, immediatamente dopo la consegna via phishing o drive-by download. I dati MITRE documentano 3 gruppi APT, 2 famiglie malware e 2 mitigazioni ufficiali. L'abuso di container ISO/VHD è diventato talmente diffuso da spingere Microsoft a introdurre nel 2022 la propagazione del MOTW anche ai file estratti da alcuni archivi comuni, ma la copertura resta parziale e la superficie di attacco significativa.

La simulazione di questa tecnica in laboratorio parte dalla creazione di un contenitore che ospiti un payload senza propagazione del MOTW. Il vettore più efficace resta l'immagine disco ISO o VHD, perché Windows la monta automaticamente con un doppio clic e i file interni ereditano attributi da filesystem non-NTFS (tipicamente UDF o FAT), privi di supporto ADS.

Su Windows la generazione di un VHD si effettua con diskpart (built-in) o con PowerShell tramite il modulo Hyper-V, ad esempio New-VHD -Path C:\lab\payload.vhd -SizeBytes 10MB -Fixed seguito da Mount-VHD e formattazione. Per costruire ISO in modo scriptabile su Linux si usa mkisofs o genisoimage (open source), con sintassi tipo genisoimage -o payload.iso -J -r ./contenuto/. Il red teamer inserisce nel contenitore un file .lnk che punta a un binario o a cmd.exe con argomenti offensivi, oppure un documento Office con macro: entrambi, una volta estratti dal container montato, sfuggono a Protected View e SmartScreen.

Per catene più elaborate si può usare PackMyPayload (open source, repository GitHub di mgeeky), tool Python dedicato proprio al packaging di payload in ISO, IMG, VHD, ZIP e altri container ai fini della simulazione di MOTW bypass. Il comando tipico è python PackMyPayload.py output.iso payload.exe. In alternativa, 7-Zip (open source) permette di generare archivi personalizzati e testare quali formati vengono ancora esclusi dalla propagazione MOTW introdotta da Microsoft.

Il workflow completo in un esercizio red team prevede: hosting del container su web server controllato, delivery via phishing con link o allegato, verifica lato client che il file scaricato riceva effettivamente il tag Zone.Identifier (visibile con Get-Item file.iso -Stream Zone.Identifier in PowerShell), montaggio e conferma che i file interni ne siano privi.

Una variante osservata in-the-wild consiste nella manipolazione diretta dell'ADS: eliminarlo con Remove-Item -Path file.exe -Stream Zone.Identifier o azzerarlo scrivendo ZoneId=0 con Set-Content. Sul lato macOS ed ESXi la tecnica non è applicabile perché MOTW è una feature esclusiva Windows/NTFS; l'equivalente concettuale su macOS è l'attributo esteso com.apple.quarantine, con dinamiche di bypass distinte. Per operazioni di team esteso, Cobalt Strike (a pagamento) e Sliver (open source) supportano la generazione di payload facilmente incapsulabili in questi container.

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