Una campagna di cybercrime sta sfruttando il canale npm per distribuire malware a sviluppatori e startup crypto, mascherandosi da acceleratore Web3. Il gruppo si presenta come Apex Accelerator e promette crediti gratuiti per servizi di intelligenza artificiale come Claude e Gemini, oltre a strumenti di coding e audit di sicurezza.
In realtà, i pacchetti npm associati installano componenti malevoli su Windows e macOS e possono anche dirottare il traffico di agenti AI.
I pacchetti osservati includono apexacc cli e apexacc audit, pubblicati con descrizioni convincenti per attirare founder e team tecnici che cercano strumenti rapidi per due diligence e analisi di smart contract. L’aspetto più insidioso è la costruzione di credibilità tramite presenza a eventi di settore e contatti diretti verso progetti legati a wallet crypto e strumenti di market intelligence, con istruzioni operative per eseguire i tool.
Dopo l’installazione, le funzionalità promesse risultano sostanzialmente inesistenti. Gli strumenti di audit generano report falsi e risultati fabbricati, mentre la parte di valutazione e scoring restituisce analisi non supportate. Lo scopo reale è avviare la catena di infezione. La logica varia per sistema operativo e viene attivata tramite una verifica remota che decide il payload successivo.
Windows: catena di infezione e furto dati
Su Windows la catena include script PowerShell e downloader multipli che portano a uno stealer nativo. Il malware raccoglie informazioni di sistema, processi, clipboard, screenshot e dati da browser e applicazioni. Particolare attenzione è rivolta a wallet ed estensioni, messenger, VPN e strumenti di accesso remoto. I dati rubati vengono esfiltrati tramite Telegram, mentre alcune fasi cercano di ridurre la visibilità agli strumenti di sicurezza con tecniche di evasione.
macOS: backdoor CloudSyncD e tentativi di escalation
Su macOS l’infezione passa da script bash che scaricano un archivio compresso e installano una backdoor chiamata CloudSyncD. Il dropper tenta anche di ottenere la password di login tramite una richiesta di autorizzazione fasulla, per poi eseguire il payload con privilegi elevati, effettuare raccolta di dettagli hardware e sistema e comunicare con server esterni per ricevere ulteriori comandi.
Impatto su sicurezza AI: dirottamento del traffico degli agenti
Un elemento chiave per la sicurezza AI è la capacità di intercettare e reindirizzare richieste verso servizi controllati dagli attaccanti, includendo prompt, cronologia conversazioni, snippet di codice e output degli strumenti. In pratica, oltre al furto dati tradizionale, la campagna punta a controllare e osservare il traffico degli agenti AI e dei flussi MCP, aumentando il rischio di fuga di informazioni e manipolazione delle azioni automatizzate.