Phishing Invisibile su Teams: finti help desk, sessioni remote e ransomware entrano in azienda con un solo “Allow”
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Phishing Invisibile su Teams: finti help desk, sessioni remote e ransomware entrano in azienda con un solo “Allow”

Gli attacchi informatici piu efficaci oggi non sembrano attacchi. Arrivano come una chiamata dal reparto IT, un messaggio su Microsoft Teams, un file condiviso o una richiesta apparentemente innocua di cliccare su Allow per autorizzare un accesso.

Questa normalita e la vera forza del phishing moderno e della social engineering, che sfruttano strumenti legittimi e abitudini quotidiane per trasformare un singolo errore in accesso aziendale.

Tra gli scenari piu critici spiccano le campagne in cui attori malevoli si fingono help desk e convincono gli utenti ad avviare sessioni remote tramite strumenti RMM. Una volta ottenuto il controllo interattivo, possono usare PowerShell per installare pacchetti malevoli, introdurre impianti persistenti e muoversi lateralmente con tecniche come WinRM fino ad asset di alto valore come i domain controller. Varianti su larga scala includono vishing su Teams e perfino tentativi di NTLM relay, dimostrando come una semplice chat possa diventare un ponte verso la rete interna.

Il ransomware continua a evolvere con playbook ripetibili basati su accesso iniziale opportunistico, escalation rapida dei privilegi, evasione difese e sabotaggio dei backup prima della cifratura. In parallelo cresce il mercato phishing as a service, con kit avanzati che includono browser in the middle per rubare credenziali e sessioni, filtri anti bot e passaggi successivi che installano client remoti configurati su infrastrutture controllate dagli attaccanti.

Anche piccoli dettagli possono innescare infezioni: un dominio digitato male puo portare a siti contraffatti e download firmati che sembrano affidabili, capaci di trasformare comandi remoti in input di tastiera e mouse, riducendo la visibilita degli EDR. Sul fronte cloud e identita, un caso rilevante riguarda la compromissione di migliaia di account legata a integrazioni legacy e assenza di autenticazione a due fattori, ricordando quanto le vecchie opzioni di accesso restino un punto debole.

Infine, le trappole OAuth mostrano che cambiare password non basta. Un consenso malevolo a unapp puo mantenere accesso anche dopo il reset. La risposta deve includere revoca delle sessioni, rimozione delle app sconosciute, verifica di strumenti remoti e revisione delle autorizzazioni gia concesse.

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