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Negli ultimi mesi la sicurezza delle infrastrutture critiche negli Stati Uniti è finita sotto pressione a causa di una campagna di attacchi informatici attribuita ad attori legati all’Iran. Il bersaglio principale sono i dispositivi di operational technology esposti su internet, in particolare i PLC (programmable logic controller) utilizzati per controllare processi industriali.
Quando un PLC è raggiungibile dall’esterno senza adeguate protezioni, diventa un punto di ingresso ideale per chi vuole causare disservizi e danni economici.
Le segnalazioni indicano che gli attacchi hanno provocato riduzione delle funzionalità dei PLC, manipolazione dei dati mostrati e, in alcuni casi, interruzioni operative. La tecnica descritta prevede l’uso di infrastrutture di terze parti noleggiate e di software di configurazione industriale, come strumenti impiegati per stabilire una connessione accettata dal dispositivo. Tra i sistemi colpiti compaiono PLC di marchi diffusi in ambito industriale, impiegati in settori come servizi governativi, impianti idrici e acque reflue e comparto energetico.
Dopo l’accesso iniziale, gli attori malevoli stabiliscono un canale di comando e controllo installando Dropbear, un software SSH. In pratica, abilitano o sfruttano l’accesso remoto tramite porta 22 per operare a distanza, estrarre il file di progetto del PLC e intervenire sui dati visualizzati da HMI e SCADA. La manipolazione delle schermate operative può confondere gli operatori e rallentare la risposta, aumentando il rischio di impatti su produzione, sicurezza e continuità del servizio.
Per ridurre l’esposizione, le raccomandazioni ruotano attorno a misure concrete di hardening OT. In particolare:
Questa tipologia di attacco non è nuova. In passato sono stati osservati episodi di compromissione di PLC in ambito idrico con numerosi dispositivi colpiti, a conferma che la superficie di attacco OT resta ampia quando le configurazioni privilegiano la connettività rispetto alla sicurezza.