Sanzioni USA contro il ransomware: colpiti per la prima volta una VPN e un venditore di cryptor malware
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Sanzioni USA contro il ransomware: colpiti per la prima volta una VPN e un venditore di cryptor malware

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, tramite l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), ha annunciato nuove sanzioni legate al ransomware, colpendo per la prima volta un servizio VPN e un venditore di strumenti utilizzati per nascondere malware.

Al centro del provvedimento c’è First VPN Service, noto anche come 1VPNS, accusato di aver fornito infrastruttura e anonimato a gruppi criminali impegnati in attacchi ransomware e in altre attività malevole contro obiettivi americani. Insieme al servizio è stato sanzionato anche il suo amministratore ucraino, ritenuto responsabile della gestione e dell’acquisto di risorse tecnologiche utilizzate per sostenere le operazioni.

Secondo le autorità, il servizio VPN sarebbe stato impiegato per mascherare l’origine degli attacchi, facilitare la distribuzione di malware e gestire i dati esfiltrati. Le vittime citate includono aziende statunitensi, società di servizi finanziari, ospedali e amministrazioni locali: un quadro che evidenzia come il ransomware continui a colpire settori critici con impatti economici e operativi rilevanti. Gli Stati Uniti hanno inoltre collegato l’uso di questi servizi a perdite complessive nell’ordine dei miliardi di dollari per imprese e fornitori di infrastrutture essenziali.

First VPN Service era già stato smantellato nel maggio 2026 durante un’operazione congiunta tra forze dell’ordine europee e nordamericane. Il servizio risultava attivo dal 2014 e si promuoveva con politiche di assenza di log e mancata collaborazione con le autorità, elementi spesso ricercati da attori ransomware per ridurre la tracciabilità. Le accuse includono anche l’uso di identità false per acquistare infrastruttura presso fornitori che altrimenti avrebbero potuto rifiutare il servizio a causa di segnalazioni di abuso.

Le sanzioni hanno riguardato anche un cittadino bielorusso indicato come venditore di cryptor, strumenti progettati per offuscare ransomware e altri malware facendoli apparire come programmi legittimi e riducendo la probabilità di rilevamento da parte di soluzioni di sicurezza. Questo dettaglio rafforza l’attenzione verso l’ecosistema che ruota intorno al cybercrime, dove servizi VPN, cryptor e infrastrutture a noleggio diventano componenti chiave per attacchi più efficaci.