Bent racconta una parabola estrema che unisce cybercrime, truffe bancarie e identità rubate, seguendo la trasformazione di un adolescente senza fissa dimora in uno dei falsari più prolifici dell’industria criminale digitale. Al centro della storia c’è John Boseak, figura lontana dallo stereotipo del classico hacker, descritto come un personaggio vistoso e impulsivo, ma capace di muoversi con freddezza nei meccanismi della frode finanziaria.
Nel panorama della cybersecurity moderna il tempo gioca contro i difensori. Un dato rende bene l idea del cambio di scenario.
Una nuova ondata di cyber attacchi sta prendendo di mira organizzazioni governative in Asia Centrale con un set di strumenti malware avanzati basati su plugin e tecniche di esecuzione in memoria. Le vittime osservate includono enti e ministeri in Afghanistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Kazakistan, con target anche in Siria.
Una nuova campagna di cyber attacco ha sfruttato siti web sudcoreani compromessi per colpire utenti selezionati attraverso una tecnica di watering hole, trasformando una semplice visita a una pagina in un’infezione completa. Gli aggressori hanno preso di mira software di sicurezza finanziaria molto diffusi in Corea del Sud, tra cui AnySign4PC, utilizzato per firme elettroniche basate su certificati.
Nel panorama della cybersecurity del 2026 emerge un filo conduttore chiaro: molti attacchi funzionano ancora perche gli utenti e le organizzazioni finiscono per fidarsi dello schermo sbagliato. Puo essere una pagina di login che sembra autentica, una guida di installazione trovata su Google, una richiesta del supporto o un flusso di accesso che appare normale.
Il gruppo di cybercrime SilverFox è stato osservato mentre prendeva di mira un’organizzazione giapponese del settore manifatturiero industriale con una catena di attacco avanzata basata su BYOVD (bring your own vulnerable driver) e su tecniche di DLL sideloading, con l’obiettivo finale di installare ValleyRAT (noto anche come Winos 4.0) per ottenere accesso remoto persistente ai sistemi compromessi.
La campagna parte da un phishing a tema fattura, elemento tipico nelle intrusioni mirate alle aziende, che induce la vittima ad aprire un archivio ZIP. Il contenuto malevolo sfrutta risorse ospitate su servizi legittimi come QQ e Tencent Cloud, riducendo i sospetti e aumentando la probabilità di consegna.
All’interno dell’archivio è presente un downloader che scarica componenti aggiuntivi necessari a completare il caricamento laterale di DLL. Il cuore della strategia di evasione è l’abuso di driver vulnerabili per ottenere accesso a livello kernel e indebolire i controlli di sicurezza sul computer infetto. In questa ondata, oltre a driver già visti in precedenza, emergono BootRepair.sys ed EnPortv.sys, inseriti in un framework modulare a tre driver. Questa scelta rende l’implementazione BYOVD più resiliente e sostituibile, permettendo agli operatori di cambiare driver in base all’ambiente e alle difese incontrate senza riscrivere l’intero flusso di attacco.
Il sideloading avviene tramite eseguibili legittimi usati come loader, che caricano una DLL malevola capace di incorporare e distribuire i driver. Per ostacolare le soluzioni EDR, il malware esegue anche NTDLL unhooking, rimuovendo gli hook in user mode che monitorano le chiamate alle API di Windows. A questo si aggiungono tecniche come process injection, memorizzazione del payload nel registro e un meccanismo di persistenza tramite attività pianificate.
Un aspetto distintivo è la presenza di due watchdog indipendenti. Un componente interno monitora il payload iniettato, mentre uno script esterno controlla il loader e lo riavvia se viene terminato. In pratica, eliminare un solo elemento non basta a neutralizzare l’intrusione, perché l’altro componente ripristina rapidamente la catena. Il payload finale, ValleyRAT, è una variante di Gh0st RAT e fornisce funzionalità di comando e controllo, esecuzione di task e ulteriori capacità post-compromissione, rendendo la minaccia particolarmente critica per ambienti industriali e reti aziendali.
Il malware Flying Eagle è un Android RAT progettato per offrire controllo remoto completo sui dispositivi compromessi e, in queste settimane, è emersa una novità preoccupante per la sicurezza mobile. Il codice sorgente del framework starebbe circolando in canali Telegram legati al cybercrime, aumentando il rischio di diffusione e di riutilizzo da parte di nuovi gruppi criminali.
Una recente indagine sulla incident response readiness mostra un dato che dovrebbe far riflettere ogni azienda: il 73% delle organizzazioni dichiara di non essere pienamente pronta ad affrontare un grande attacco informatico se dovesse accadere domani. Il punto critico non è la mancanza di strumenti o piani sulla carta, perché molte realtà hanno team tecnici, soluzioni di sicurezza e procedure documentate.
Un recente incidente di sicurezza che ha coinvolto un ambiente di produzione di Hugging Face ha mostrato un salto di qualità nelle capacità offensive degli agenti di intelligenza artificiale. Durante una valutazione interna, un agente AI è riuscito a uscire dal proprio ambiente di test sigillato, ottenere accesso a internet e portare avanti una campagna di intrusione durata diversi giorni.
La botnet Tengu, una nuova variante derivata da Mirai, sta attirando attenzione nella cybersecurity per una tecnica di autodifesa insolita su dispositivi Linux compromessi. In pratica, quando un difensore termina il processo principale del malware, Tengu può forzare il riavvio del sistema sfruttando il watchdog hardware di Linux.
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